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Nov

Tigre vs. Stegomia: cronaca di guerra

La zanzara tigre (Aedes albopictus), un’ormai ben nota e poco gradita compagna delle nostre estati, è diventata famosa tra gli studiosi di questi insetti per aver ingaggiato una vera e propria guerra darwiniana contro una sua “cugina”, l’assai temuta zanzara della febbre gialla, detta anche stegomia (Aedes aegypti).

Vediamo come sono andate le cose.

Testo di Andrea Mosca

Bisogna innanzitutto sapere che la zanzara tigre è di origine asiatica, mentre la stegomia è africana. Ma il primo epico scontro è avvenuto in “campo neutro”, nel Nuovo Mondo, dove entrambe sono arrivate scroccando un passaggio alla specie più invasiva del pianeta: l’uomo.

La prima delle due ad approdare in America, nella prima metà del XVII secolo, è stata la stegomia, quasi certamente introdotta con l’ignominiosa tratta degli schiavi con i quali ha viaggiato durante il secondo tratto del lucroso “commercio triangolare” tra Europa (carico di merci di scambio per l’acquisto degli schiavi), Africa (carico di schiavi per le piantagioni americane) e America (carico di materie prime per l’Europa). E la stegomia non viaggiò da sola, ma con un pericoloso compagno: il virus della febbre gialla, malattia già allora endemica dell’Africa subsahariana.

Ship

Sezione di nave per il trasporto degli schiavi. Nel ponte inferiore si vedono i barili dell’acqua responsabili dell’introduzione della stegomia nel Nuovo Mondo (Modello dello Smithsonian National Museum of American History – Washington DC).

In pratica le zanzare partivano sotto forma di uova, deposte in Africa sulla superficie libera all’interno dei barili utilizzati per far provvista di acqua potabile. Durante il viaggio le uova finivano inevitabilmente per venire a contatto con l’acqua e si schiudevano. Le larve completavano il loro ciclo in un’acqua sempre meno pulita, fino a sfarfallare. Le zanzare, così nate, per nutrirsi non avevano che l’imbarazzo della scelta, pungendo anche quelli schiavi che portavano il virus della febbre gialla nel proprio sangue. Nel frattempo i barili venivano man mano svuotati e le zanzare avevano a disposizione grandi superfici per ovideporre. Le piogge riempivano di nuovo i barili, sommergendo le uova e il ciclo si poteva ripetere varie volte nel corso delle 6-8 settimane di durata del viaggio. Giunti nei porti caraibici, zanzare e virus si sono diffusi a macchia d’olio. Mentre la popolazione africana aveva sviluppato una certa resistenza al virus, i coloni bianchi furono falcidiati dalle epidemie di febbre gialla, piccolo contrappasso per i milioni di nativi americani sterminati dalle malattie europee. Quella degli anni ’90 del XVII secolo causò migliaia di morti e l’esodo dei bianchi dai Caraibi verso la terra ferma, i quali portarono con sé sia la stegomia sia il virus della febbre gialla.

La stegomia trovò così nel Nuovo Mondo vastissime aree con condizioni climatiche ed ambientali adatte per svilupparsi e diffondersi.

La parente asiatica sbarcò in America molto dopo, grazie al più moderno e meno odioso commercio dei copertoni usati. Il motivo che sta all’origine di questo traffico è che in alcuni paesi dell’estremo oriente, quali Taiwan e il Giappone, l’impiego degli pneumatici rigenerati è vietato, a causa della minor affidabilità del copertone ricoperto da un nuovo battistrada rispetto ad un copertone completamene nuovo. Con l’enorme sviluppo economico del dopoguerra e la conseguente ampia diffusione di auto e di altri mezzi di trasporto su gomma, il copertone usato divenne in quei paesi un’enorme e sotto-utilizzata risorsa. Qualcuno fiutò il business e come conseguenza centinaia di navi porta container colme di pneumatici fuori uso incominciarono a salpare alla volta della capitale mondiale dello pneumatico ricostruito: Houston, Texas. Ma… “Houston, abbiamo un problema!”. Dalle ricostruzioni più attendibili sembra che la zanzara tigre sia arrivata in America negli anni ’70 con un sistema molto semplice. In Asia, le uova venivano deposte all’interno dei copertoni, molto simili ai focolai naturali che la specie utilizzava da tempo immemore (le piccole raccolte d’acqua nei fiori o nei tronchi delle foreste tropicali), i copertoni erano poi caricati sui container destinati all’America, dove, una volta giunti, scaricati e stoccati all’aperto in attesa di essere processati potevano essere riempiti dalle piogge. Le uova si schiudevano così a migliaia di chilometri di distanza da dov’erano state deposte, dando origine ad una stirpe in grado di conquistare un nuovo continente.

Nel frattempo la cugina africana si era diffusa in tutta l’aera tropicale e temperata del continente, dalla Pennsylvania all’Argentina. In coppia con il virus della febbre gialla aveva sterminato eserciti (ad esempio quello inglese impegnato nella fallita impresa di Cartagena, attuale Colombia, nel 1742 o quello francese mandato nel 1802 a sedare la ribellione di Haiti), causato immani epidemie (come quella di Philadelfia del 1793, con oltre 5.000 morti o quella di New Orleans del 1853, con oltre 9.000 morti in città e altri 11.000 nella bassa valle del Mississippi) e vanificato il primo tentativo (sempre francese) di realizzazione del canale di Panama (nel 1880, con oltre 20.000 lavoratori morti).

Yellow Jack

Vignetta ottocentesca che mostra la paura per la febbre gialla, soprannominata “Yellow Jack”. All’epoca si credeva ancora che il contagio fosse diffuso da persone infetta, in particolare dai marinai, e non dalle zanzare (Frank Leslie’s Illustrated Newspaper, settembre 1878).

Solo facendo largo ricorso alla chimica fu praticamente eradicata nei primi decenni del XX secolo, per poi ritornare ad occupare quasi tutto l’areale originario quando, a causa dell’introduzione del vaccino anti-amarillico (sviluppato da Theiler e Smith nel 1937), fu abbassata la guardia nei confronti del vettore, nonostante nel frattempo (verosimilmente alla fine del XVIII secolo) fosse stato introdotto un altro virus veicolato dall’Aedes aegypti: quello responsabile della dengue, le cui epidemie, fino al 1940 furono però piuttosto infrequenti.

In questo contesto la stegomia diventa persino la protagonista di un episodio da spy story.

Cuba, 1981. La crisi dei missili è stata archiviata da quasi vent’anni, ma la tensione con gli Stati Uniti è ancora alta. L’isola caraibica non ha mai avuto grosse epidemie di dengue ma, improvvisamente, viene colpita da una delle peggiori epidemie della sua storia: migliaia di lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero sono costretti a letto, i casi fatali superano il centinaio. Un duro colpo per l’economia castrista.

Il governo cubano accusa la CIA di aver deliberatamente introdotto il virus nell’isola ma, ovviamente, non ci sono prove. Esaminando la situazione geopolitica del tempo, è molto più probabile che il virus provenga da qualche nazione africana con cui Cuba intrattiene stretti rapporti politici, militari e commerciali.

Al supposto attacco biologico americano, Cuba risponde, più saggiamente sul campo di quanto fatto nei consessi diplomatici, dichiarando una guerra senza quartiere all’Aedes aegypti e non contro lo scomodo vicino capitalista. Cuba si rivela il terreno perfetto per una vasta campagna di questo tipo (peraltro supportata dalla Pan American Health Organization): stato centralizzato, governo autoritario, proprietà privata inesistente. Hasta la victoria! Nel giro di pochi mesi il numero di abitazioni ancora infestate (il cosiddetto House index) crolla a meno di una su mille, ampiamente sotto la soglia che permette il propagarsi dell’epidemia, che viene in questo modo rapidamente sconfitta.

Cuba

Murales informativo della Direzione di Epidemiologia a Cuba.

Il caso cubano, però, scuote l’intera America latina. L’accusa alla CIA è pretestuosa, ma accende i riflettori sul fatto che in molti porti statunitensi, come Galveston, Miami o New Orleans, la stegomia prolifera indisturbata e può essere involontariamente trasferita in altre zone del continente. In un incontro dell’Organizzazione degli Stati Americani, si dibatte del caso e gli altri Paesi chiedono agli USA di fare qualcosa per evitare che i loro porti siano una continua fonte d’infestazione per il resto del continente. Sotto questa pressione politica, le autorità statunitensi decidono di intraprendere una seria lotta al vettore, nonostante a casa loro non ci siano stati casi di dengue e “Yellow Jack”, nomignolo dato alla febbre gialla nei secoli precedenti, non si veda tempo. Ma gli Stati Uniti non sono Cuba. La campagna parte con ingenti risorse, ma ben presto si arena nelle aule dei tribunali, trascinata dalle comunità locali inviperite dell’ineludibile intrusione delle attività di prevenzione e lotta nelle proprietà private. Le cause civili drenano risorse alla campagna che, alla fine, viene abbandonata. Aedes aegypti continua a proliferare nel sud degli Stati Uniti. Almeno in una cosa il comunismo cubano batte il capitalismo statunitense.

Tornando alla zanzara tigre, quando questa arriva in America, trova la cugina, oramai afroamericana, in “buona salute”. Ma cosa succede? Le due specie hanno le stesse abitudini e occupano la stessa nicchia ecologica, le piccole e innumerevoli raccolte d’acqua stagnante presenti laddove vive l’uomo: sottovasi, cumuli di copertoni e di altri rifiuti, caditoie sifonate, vasi dei cimiteri, piscine non in uso, teli di plastica mal sistemati, fusti per la raccolta dell’acqua piovana e così via. Lo scontro è pertanto inevitabile…

Le due zanzare sono geneticamente affini, ma la natura sembra che abbia voluto dare una marcia in più ad una delle due, forse perché questa nella sua storia evolutiva ha dovuto già vedersela con altre specie concorrenti, selezionando caratteristiche che possono fare la differenza anche questa volta nei confronti di una specie mai incontrata prima. O forse, chissà, magari già incontrata, vinta e scacciata dal continente di origine in tempi remotissimi, quando non c’era ancora nessuno che potesse registrarne la cronaca. Ma questa volta i testimoni ci sono e la storia è stata scritta.

Le armi e le tattiche messe in campo dalle zanzare sono sinistramente simili a quelle usate nelle peggiori guerre tra esseri umani: Blitzkrieg (guerra lampo), lotta per le risorse, impiego di armi chimiche e, addirittura, qualcosa di molto simile alla pulizia etnica.

Blitzkrieg. Per due specie che condividono lo stesso habitat larvale è fondamentale occuparlo prima del “nemico”. Molte specie di zanzare hanno un meccanismo di sopravvivenza che ritarda lo sviluppo e la schiusa delle uova in un ambiente in cui sono presenti “sorelle” più grandi, ovvero larve della stessa specie o di specie simili. Questo di solito permette di diminuire la competizione alimentare tra le generazioni della stessa specie, consentendo alle più giovani di venire al mondo quando le più vecchie si sono già impupate. Ma nella guerra tra tigre e stegomia si è visto che una specie è meno inibita da questo meccanismo, traendone un certo vantaggio, in quanto così facendo riesce a prendere possesso del “campo di battaglia” prima e per più tempo.

Lotta per le risorse. Sempre questa specie ha un altro grande vantaggio: è più rapida a mangiare e a crescere, riuscendo in questo modo a sottrarre importanti risorse alimentari all’avversario. Perciò, quando le larve dell’altra specie diventano preponderanti non sempre c’è ancora qualcosa da mangiare.

Guerra chimica. E’ ormai assodato che le larve di zanzara subiscono l’interferenza di sostanze chimiche presenti nell’acqua. E’ molto probabile che alcuni prodotti di escrezione delle larve stesse agiscano come veri e propri feromoni, sostanze chimiche prodotte per mandare dei segnali a individui della stessa specie. Ma trattandosi di specie affini questi feromoni agirebbero in maniera incrociata. Il meccanismo non è ancora del tutto chiaro, ma si può ipotizzare che le larve che arrivano prima “dicano” alle altre di stare alla larga. E di nuovo, anche in questo caso, una specie sembra che si faccia capire prima e meglio dell’altra.

Pulizia etnica. Un altro interessante meccanismo di competizione che è stato ipotizzato tra le due zanzare è la cosiddetta satirizzazione. Il termine trae origine dalla mitologia greca, secondo cui le ninfe sedotte dai satiri diventavano sterili. Quando due specie di insetti sono sufficientemente vicine dal punto di vista evolutivo da potersi accoppiare, ma non così affini da poter generare una prole, le femmine non vengono fecondate ma non sono nemmeno più ricettive in quanto si accoppiano una volta sola nella vita. E’ quello che accade tra zanzara tigre e stegomia, almeno in condizioni di laboratorio: quando una femmina di una specie si accoppiata con un maschio dell’altra specie non è più in grado di accopparsi con il partner giusto e quindi non potrà procreare. Ma i maschi di una delle due zanzare sono più “invadenti” e cercano di accoppiarsi con tutto quello che a loro sembra una femmina della propria specie. Si è infatti osservato che i maschi di questa specie sono più competitivi nel cercare di accoppiarsi con femmine dell’altra specie. Questa ennesima asimmetria potrebbe causare ulteriori svantaggi sulla popolazione della specie meno aggressiva, anche se in natura questo fenomeno non è ancora stato osservato.

Aedes

Aedes aegypti (a sinistra) e Aedes albopuctus (a destra)

La specie di zanzara che ha tutti questi vantaggi evolutivi è la Aedes albopictus. Infatti, laddove la stegomia è stata raggiunta dalla zanzara tigre, il suo declino è sempre apparso evidente. Le ragioni sono molteplici e non del tutto note. Resta il fatto che laddove arriva Aedes albopictus, la Aedes aegypti se la passi alquanto male. E visto che la zanzara tigre è in forte espansione in tutto il globo e che queste due specie hanno diversi gradi di competenza nella trasmissione virale (ad esempio la stegomia è più competente della tigre per la febbre gialla, mentre per la chikungunya accade il contrario) ci si deve attendere un profondo mutamento dello scenario epidemiologico mondiale.

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