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Giu

Protocollo di campionamento adulti di zanzare

Il campionamento di adulti di zanzara è una tecnica utilizzata per molti scopi, dall’indagine sulla composizione della fauna culicidica, alla raccolta di campioni da analizzare per la ricerca di patogeni trasmessi da zanzare. In questo articolo, dopo una breve carrellata sui  metodi, si descrive il protocollo di campionamento comunemente utilizzato in Italia.

Testo e foto di Andrea Mosca

 

Metodi di campionamento

Tenendo presente caratteristiche delle specie, delle risorse a disposizione e degli obiettivi che si vogliono raggiungere si possono scegliere vari metodi (1), schematizzabili come segue:

  1. Campionatura mediante trappole
    1. Non attrattive
      1. Stazionarie (ad esempio delle sorte di gabbie messe alle finestre per catturare le zanzare che escono dopo aver punto in casa)
      2. In movimento (ad esempio veicoli muniti di reti utilizzati negli anni ’50 negli USA)
    2. Attrattive delle femmine in cerca di pasto di sangue
      1. Luminose (con una luce per attirare gli insetti notturni)
      2. Con attrattivi chimici
      3. Con un animale usato come esca per attirare le zanzare
    3. Gravid traps o trappole ad acqua (per attirare le femmine in cerca di siti di deposizione)
  2. Campionatura mediante cattura diretta
    1. Uccisione con spray e successiva raccolta
    2. Aspirazione manuale
      1. All’interno (indoor mosquito-resting catches)
      2. All’esterno (outdoor mosquito-resting catches)
      3. Sull’uomo (human landing catches)

 

Protocollo operativo

L’impiego di trappole attivate con attrattivi chimici che permettono di catturare le femmine in ricerca orientata di ospiti su cui compiere il loro pasto di sangue è un metodo comunemente impiegato dai progetti di monitoraggio in Italia e altrove.

Questi hanno standardizzato il metodo che prevede l’impiego di trappole innescate con ghiaccio secco che, sublimando, produce vapori di anidride carbonica (CO2) che hanno un forte potere attrattivo sulle femmine in cerca del pasto di sangue della maggior parte delle specie di zanzara, pur con effetti diversi.

Un comune modello di queste trappole (vedi foto di apertura), costruibile anche in casa, è costituito da un recipiente adiabatico (termos), in cui si pone una quantità prestabilita di ghiaccio secco, che, sublimando, produce del gas che si propaga al di fuori del contenitore grazie a dei fori, creando una nube di anidride carbonica sotto la trappola (la CO2 è più pesante dell’aria). Le zanzare sono attratte dal gradiente del gas e finiscono per entrare nel raggio d’azione di una ventola (es. ventolina di raffreddamento per PC) che le aspira, attraverso un’imboccatura, spingendole in un sacchetto di tulle, dove, terminato il campionamento, saranno recuperate per essere soppresse, determinate e contate.

 

La scelta del sito

 Le trappole vengono di norma posizionate all’aperto in siti aventi determinate caratteristiche. Innanzitutto non devono essere situate nei pressi di altre fonti di attrazione particolarmente forti, onde evitare fenomeni di competizione o potenziamento. Si dovranno pertanto evitare le prossimità di fonti di luce, calore, anidride carbonica ed altri attrattivi. Posizioni vicino all’apertura di stalle, letamai, lampioni, compostiere ecc. vanno decisamente scartate, a meno che non vi siano interessi specifici a sondarne i dintorni, altrimenti non si potranno comparare i risultati delle catture di questi con quelli di altri siti.

 La scelta deve inoltre andare incontro a ragioni di sicurezza dell’operatore che posiziona la trappola (es. non su di una curva di una strada trafficata!), della trappola stessa (es. non troppo in vista perché può stimolare troppo certe “curiosità”) e della pubblica sicurezza (es. non vicino a siti sensibili, quali aeroporti, centrali elettriche, aree militari ecc., a meno di essere in possesso di specifici permessi).

 Il sito deve poi permettere all’operatore di appendervi agevolmente la trappola, in maniera stabile e ad un’altezza tale che l’imboccatura resti a circa un metro e mezzo da terra. Alberi, pali e cancellate sono ideali a questo scopo.

 Una volta scelto il sito, occorre annotarlo con precisione su di una cartografia sufficientemente dettagliata o facendo il punto con un GPS.

 Nel tempo può capitare che il sito prescelto non risulti più idoneo e pertanto se ne dovrà scegliere un altro, il più vicino possibile al primo, in modo da poter utilizzare i dati raccolti fino a quel momento.

 

La predisposizione ed il posizionamento delle trappole

 Prima dell’uso, ogni trappola viene attivata riempiendola con una quantità di ghiaccio secco tale da garantirne una capacità attrattiva che duri per tutto il periodo di posizionamento. Questo dura di norma dal tardo pomeriggio al mattino, in modo da comprendere tutti i periodi di maggior attività delle varie specie di zanzara. Oltre tempo di attività, per stabilire la quantità giusta di ghiaccio secco da mettere in ciascuna trappola occorre tener presente anche la temperatura cui sarà esposta e il formato del ghiaccio (pellet o panetti). I pellet, specie se di piccolo diametro, sublimano più in fretta, ma sono di più facile gestione dei panetti, che spesso devono essere spezzati. E’ inoltre utile raccogliere la giusta quantità di prodotto in un sacchetto di carta prima di metterlo nella trappola, onde limitare la formazione di condensa sui fori di uscita del gas. La dose media impiegata alle nostre latitudini è di 500 g/trappola. La prova che dimostra se la quantità di ghiaccio sia stata sufficiente è molto semplice: basta controllare se al termine del campionamento (mattino) vi sono ancora residui di ghiaccio secco nel contenitore.

 Quando i siti si trovano ad una distanza tale che in meno di un paio d’ore si possono raggiungere tutti partendo dal centro operativo (il cosiddetto “giro trappole”), il ghiaccio secco può essere messo direttamente nel contenitore adiabatico della trappola.

 Se invece i siti sono molto distanti dal centro operativo, è meglio portarsi appresso il ghiaccio secco (meglio se già suddiviso in porzioni prepesate) all’interno di una scatola termica di polistirolo spesso o in una borsa frigo da campeggio refrigerata e caricare le trappole solo al momento del loro piazzamento.

 Quando si manipola il ghiaccio secco (taglio dei panetti, peso dei quantitativi ecc.) occorre indossare guanti ad isolamento termico e occhiali, in modo da evitare ustioni per contatto con una sostanza  che ha una temperatura molto al di sotto dello zero. Inoltre, il locale deve essere sufficientemente ampio ed areato per evitare asfissia, e tutte le operazioni debbono prevedere aperture rapide del contenitore del ghiaccio secco, anche per limitarne la perdita per sublimazione. La pesatura del ghiaccio secco può avvenire mediante una semplice bilancia da cucina, ma per operazioni ripetitive è utile utilizzare un recipiente (bicchiere, vaso, paletta ecc.) tarato in precedenza con il giusto quantitativo da mettere in ogni trappola.

 Importante: prima di partire per il posizionamento occorre verificare di aver preso tutto l’occorrente, ossia, per ogni stazione di monitoraggio da attivare in quella sessione:

  • una trappola
  • una batteria
  • una retina
  • un cartellino con il codice identificativo del sito da mettere nella retina
  • la giusta dose di ghiaccio secco (nella trappola o nel contenitore)

 controllando che tutto sia in regola (batteria carica, ventolina della trappola che gira quando messa sotto tensione, retina non bucata, cartellini giusti, …)

 Ad ogni buon contro è sempre meglio partire con un componente di riserva per ogni pezzo (trappola, batteria, retina, cartellino non scritto), spesso se si hanno molte trappole da piazzare.

 Dovuta attenzione deve essere fatta a come si sistema il materiale sul mezzo di trasporto. In particolare le trappole vanno messe in modo che non si muovano troppo durante il tragitto, altrimenti possono aprirsi, liberando il ghiaccio secco, o sbattere e rompersi, e le batterie in modo che gli elettrodi non tocchino fra loro o su superfici metalliche.

  Il “giro trappole” deve essere organizzato in modo che dal posizionamento della prima trappola a quello dell’ultima non passi troppo tempo, massimo un’ora. In caso contrario va suddiviso tra più tecnici (scelta preferibile per ottimizzare i confronti dei dati tra diverse trappole) o tra più serate.

 Nei progetti in cui è consuetudine effettuare monitoraggi comparativi tra più stagioni, generalmente si effettua un posizionamento trappole ogni settimana, di preferenza nei primi giorni della stessa, in modo da poter recuperare mancati posizionamenti dovuti a cattive condizioni atmosferiche, guasti e quant’altro.

 Il periodo di monitoraggio può variare, ma dovrebbe comprendere tutto il periodo di maggior presenza di culicidi. Per il Nord Italia questo di norma va da inizio maggio a metà settembre, per un totale di 20 settimane.

 

Il ritiro delle trappole

 Il ritiro mattutino delle trappole va fatto sicuramente dopo l’alba, ma non troppo tardi, per evitare che tutte le zanzare muoiano per disidratazione prima del ritiro e che le batterie si scarichino, causando la perdita degli esemplari non più trattenuti dal flusso d’aria prodotto dalla ventola.

Il ritiro prevede le seguenti operazioni da eseguire necessariamente nell’ordine proposto:

  • verificare che la ventola giri (ancora)
  • verificare la presenza del cartellino identificativo nella retina (se manca si è ancora in tempo a metterne uno scritto sul momento su di un foglietto)
  • far scendere le zanzare verso il fondo della retina mediante colpetti delicati sulla parte superiore della stessa
  • stringere con una mano la retina nella sua parte alta (ormai priva di zanzare)
  • staccare la retina e chiuderne l’apertura con l’apposita stringa
  • mettere da parte la retina (anche solo agganciandola alla cintura) senza schiacciare le zanzare
  • staccare il cavo di alimentazione della trappola, arrotolarlo e bloccarlo intorno al corpo principale della trappola o del porta-batterie (a seconda di dove c’è l’innesto batteria-cavo-trappola)
  • controllare che vi siano ancora residui di ghiaccio secco nel contenitore (in tal caso è bastato) ed eliminarlo ad esempio versandolo in un fosso (senza toccarlo!)
  • staccare la trappola dal suo supporto
  • portare via tutti i pezzi (retina, trappola e batteria)

 Sull’auto, trappole e batterie debbono essere stivate con cura nel portabagagli, in modo da evitare urti e contatti elettrici, mentre le retine vanno gestite differentemente a seconda dei casi. Quando sono bagnate occorre farle asciugare, lasciandole stese sulla cappelliera dell’auto durante il tragitto. Quando questo è molto lungo, le retine sono asciutte e si vogliono mantenere vivi gli esemplari catturati, le retine vanno messe in una borsa frigo (senza schiacciarle).

 

Le operazioni successive

 Giunti in sede e scaricato il materiale, si dovrà procedere alla soppressione delle zanzare. Di norma questo si ottiene mettendo le retine in congelatore a – 20°C per almeno mezz’ora. Particolari precauzioni vanno però prese nel caso i campioni siano destinati ad ulteriori ricerche ad esempio per analisi virali.

 Una volta che le zanzare sono morte, si preleva una retina per volta, la si vuota con cura e delicatezza su di un supporto che consenta una buona osservazione degli esemplari (un foglio bianco può andar bene). Se conta e identificazione non possono essere fatti in giornata, è meglio far scongelare e seccare gli esemplari piuttosto che tenerli nel congelatore per troppo tempo. Una volta secchi si possono conservare indefinitamente in un luogo asciutto. Ricordarsi di etichettare i campioni con località e data.

 A seconda della quantità di zanzare, delle specie presenti e dell’esperienza dell’operatore, l’identificazione e la conta per specie richiederà tempi e tecniche differenti. Con tante zanzare è meglio fare dei sottocampioni, con certe  specie è sufficiente l’osservazione a occhi nudo (o con una lente, specie dopo una certa età…), per altre, soprattutto se non comuni, è necessario osservare il campione allo stereomicroscopio e determinarlo seguendo le indicazioni di chiavi dicotomiche chiare e complete per l’area in esame (2, 3).

 Dopo aver contato e determinato le zanzare di ogni retina, bisogna segnarsi la data del campionamento, la località e il numero di zanzare per ogni specie identificata.

 Terminato il conteggio, tutti i dati dovranno essere archiviati su di un apposito supporto informatico, in genere un foglio di calcolo che verrà utilizzato per le successive analisi sulle dinamiche di popolazione.

 

 Bibliografia citata

 (1) Silver JB. Mosquito ecology: field sampling methods. 3rd edition. New York: Springer; 2008.

  (2) Severini F, Toma L, Di Luca M, Romi R. Le zanzare italiane: generalità e identificazione degli adulti (Diptera, Culicide). Fragmenta entomologica. Roma; 2009.

  (3) Stojanovich CJ, Scott HG. Mosquitoes of Italy. 1997.

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