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Dic

Dalla Bioacustica alla Biogeografia: piccole voci, grandi cambiamenti

Il canto degli Insetti come chiave di lettura della mutevole geografia del Mediterraneo e del mondo.

Testo e foto di Cesare Brizio, immagini accessorie dalle fonti citate a piè di lista

Non lo avevo mai sentito prima, ne ero certo. Nessun dubbio sul fatto che fosse un grillo, il timbro era quello di un burdigalensis ma il ritmo… il ritmo era isterico, lunghissime, incessanti raffiche che (già me l’avevano detto le prime registrazioni – singoli versi da 5 centesimi di secondo con sillabe da 5 millisecondi…) superavano in velocità di emissione qualsiasi specie di grillo incontrata in precedenza.
L’animale cantava come se stesse protestando, con brevi o lunghe esplosioni come di rabbia repressa. Come se mi rimproverasse: il canto era allo stesso tempo ruvido, di grana fine e armonico.
Così è iniziata la mia conoscenza con il signor Svercus, che di specie fa palmetorum. Krauss, nel 1902, lo descrisse per la prima volta da Ngoussa, in Algeria, evocando pittorescamente i palmeti del luogo. Ma questo dovevo ancora scoprirlo. Non sono solito catturare animali, e meno che meno sacrificarli: questo Agosto, ho cambiato abitudini. Sulla terrazza del ristorante “Golfo del Leone” a Portixeddu, Fluminimaggiore, Sardegna il suono quasi mi impediva di gustarmi le eccellenti specialità locali. Ma quella sera sapevo cosa fare, sapevo dove cantava (lo avevo registrato con Ultramic già la sera prima) e avevo con me un piccolo faunarium per custodirlo. Così in un movimentato dopocena e col permesso dei gestori sono venuto in possesso di un esemplare. Col quale ho anche spartito la cena!

Svercus palmetorum palmetorum (Krauss, 1902)

Svercus palmetorum palmetorum (Krauss, 1902)

Poche sere dopo, questa volta in centro a Fluminimaggiore, ho avuto l’opportunità di risolvere un dilemma: quel meraviglioso trillo continuo che a distanza di anni incontravo ogni Agosto era davvero il buon vecchio Oecanthus pellucens?? Anche in questo caso, per dirimere il dubbio serviva un esemplare. Fortunatamente, calarsi dal ponte del Riu Billittu, vicino agli Alimentari Sanna, non richiedeva particolari doti acrobatiche. Ma procurarmi un esemplare ha davvero consumato tutta la mia pazienza, ed ha richiesto – a notte fatta – oltre un’ora di inseguimento tra le canne e le erbe alte, alla luce incerta dei lampioni e della mia torcia frontale: gli esili Oecanthus sono difficili da localizzare perché sono piccoli, di colore tenue, e le loro mobilissime tegmine possono essere alzate in verticale o appena inclinate dando l’impressione, come si riscontra in letteratura, che il suono provenga ora da vicino, ora da lontano. Anche una volta visto l’esemplare, la cattura ha richiesto un’enorme pazienza. Il giorno dopo scaricavo da Internet questo articolo, e non avevo più dubbi: si trattava di Oecanthus dulcisonans Gorochov, 1993. Approfondivo con altre fonti: O. dulcisonans ha per luogo tipico le Canarie, ma una ricerca Google mostra tra i primi riferimenti “Fauna of Saudi Arabia”. Deserti e palmeti, come anche nel caso di S. palmetorum. Interessante, si potrebbe dire che queste specie vengono da lontano.
Da quanto lontano? Non solo nello spazio, ma anche nel tempo?
Prima di rispondere, complichiamo il quadro con altri due incontri agostani, sempre nel Fluminese: a un estremo della biogeografia, un endemita Sardo-Corso, Uromenus brevicollis insularis Chopard, 1924, incontrato in ultrasuono al valico di Genna Bogai, sulla strada per Sant’Angelo: uno dei tanti casi in cui ti trovi con i vu-meters fuori scala e non senti nulla, e non sai da dove canti l’animale. All’altro estremo, nello stesso luogo, nella stessa sera, una specie paleartica molto più cosmopolita, Platycleis intermedia intermedia (Serville, 1838), che spazia dall’Algeria alla Siberia.
Una domanda che ci si potrebbe porre ovunque, ma che in questo caso è particolarmente interessante, è: da quanto tempo e da dove queste specie sono giunte tutte qui, nello stesso posto?
Basandosi sul solo dato geografico e su un po’ di climatologia e tettonica, possiamo fare varie considerazioni:

  1. La Sardegna (per lo meno, questo pezzetto di Sardegna) è l’unico posto al mondo in cui possiamo sentire nella stessa notte di Agosto questi quattro canti;
  2. In Africa nord-occidentale e nell’Europa occidentale, è pensabile che, a coppie o in trio, queste specie si possano ancora ascoltare assieme;
  3. Per immaginare un continuum di terre emerse tale da giustificare questa contiguità, si può risalire al picco dell’ultima glaciazione, circa 18.000 anni fa (quando il livello marino medio era 110 metri sotto quello attuale);
  4. Oppure, con un ulteriore passo indietro, si può andare indietro di sei milioni di anni, alla Crisi di Salinità del Messiniano, nel corso della quale il Mediterraneo si prosciugò;
  5. A meno che non vogliamo portarci all’ultimo momento in cui queste masse continentali costituivano un unico blocco, cioè alle ultime fasi di separazione tra Laurasia e Gondwana: ma questo è spingere inutilmente troppo indietro le nostre speculazioni: duecentoventicinque milioni di anni fa gli Ortotteri con tutta probabilità già c’erano, ma è molto improbabile che le specie fossero simili alle attuali.

Non a caso, nella patria del canto a Tenore, parliamo di quattro esecutori: su bassu (e ci vedo bene Uromenus), sa contra (anche se in audio non si sente gran che, è Platycleis), sa mesa ‘oche (qui ci metto Oecanthus) e sa ‘oche, che certamente è Svercus. Se volte avere un’idea delle voci:

Tirando le somme, questi canti nel loro assieme ci dicono che il mare nostrum, che è un bacino epicontinentale, poco profondo, si è asciugato più di una volta, e non è sempre esistito. Comunque, se anche il nostro coro a quattro voci avesse anche “solamente” 18.000 anni, si tratta di una compagine canora di antica tradizione, e tra l’altro unica al mondo.
Tra l’altro, prima di queste registrazioni, la presenza di Svercus palmetorum palmetorum e di Oecanthus dulcisonans in Sardegna era poco documentata, e certamente non con registrazioni ultrasoniche: un paper è in avanzata fase di allestimento, “stay tuned“, aggiornerò questo post con le novità al riguardo!
Torniamo da dove siamo partiti, al tavolo di un ottimo ristorante in una sera d’Agosto in uno dei luoghi più belli d’Italia: trovo bello pensare che un nomade della Penisola Arabica o un coltivatore di datteri Algerino, se fossero stati seduti accanto a me, avrebbero potuto dirmi sorridendo: “Senti questo? E’ il grillo di casa mia!”, e sentirsi meno soli.

Nota: sulle analogie faunistiche tra le sponde del Mediterraneo, si è intrattenuto sul nostro blog ben più autorevolmente di me l’amico Roberto Battiston parlandoci di Apteromantis e Tenodera.

 

Il Mediterraneo al culmine dell'ultima glaciazione

Il Mediterraneo al culmine dell’ultima glaciazione (fonte:NOAA)

 

Il Mediterraneo al culmine della crisi del Messiniano

Il Mediterraneo al culmine della crisi del Messiniano (da Wikimedia Commons)

Distribuzione delle specie citate

Sinottico delle distribuzioni delle specie citate

Sinottico delle distribuzioni delle specie citate (da orthoptera.speciesfile.org, modificato)

Svercus palmetorum palmetorum (Krauss, 1902)

Distribuzione di Svercus p. palmetorum

Distribuzione di Svercus p. palmetorum (da orthoptera.speciesfile.org)

Type locality: Africa, Northern Africa, Algeria, Ngoussa palm groves, Touggourt and Mraier

Oecanthus dulcisonans Gorochov, 1993

Distribuzione di Oecanthus dulcisonans

Distribuzione di Oecanthus dulcisonans (da orthoptera.speciesfile.org)

Type locality: Africa, Macaronesia, Canary Is.

Platycleis intermedia intermedia (Serville, 1838)

Distribuzione di Platycleis i. intermedia

Distribuzione di Platycleis i. intermedia (da orthoptera.speciesfile.org)

Type locality: Europe, Southwestern Europe, France, Montpellier and Château Gombert

Uromenus brevicollis insularis Chopard, 1924

Distribuzione di Uromenus b. insularis

Distribuzione di Uromenus b. insularis (da orthoptera.speciesfile.org)

Type locality: Europe, Southwestern Europe, Corse

Immagini tratte da:

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